Osteopatia e Ortopedia

Negli ultimi anni, vista la possibilità di reperire una notevole quantità di informazioni grazie a Internet, è andata crescendo l'attenzione che i genitori prestano alle patologie dell'età pediatrica.
Particolare attenzione mediatica è stata data oltre che alla scoliosi, cifosi,iperlordosi, piede piatto, a tutte le problematiche inerenti il deficit posturale.È diventata quindi esperienza comune per il medico di medicina generale sentirsi chiedere spiegazioni o indicazioni per problemi di natura ortopedica e posturologica in una fascia di età nella quale le scelte terapeutiche o metodologiche "ordinarie” sono spesso insufficienti.
Il bambino non è un uomo in miniatura; l'avere a che fare con un corpo in continua crescita e maturazione porta alla necessità di riconoscere quelle patologie a carattere evolutivo per le quali un ritardo di diagnosi può rendere il trattamento necessario più impegnativo, complesso e dai risultati incerti. Allo stesso modo, ciò che nell'adulto è sempre indice di patologia, nel bambino può essere semplicemente una tappa nel processo di accrescimento.
Per l'ortopedico dedicato alla patologia del bambino è quindi divenuta necessità indispensabile la stretta e scambievole collaborazione con il pediatra, il neurologo, il radiologo, il podologo, l'osteopata, il fisioterapista, ecc..., lavorando in collaborazione sia per scopi clinici sia scientifici.
Vi è quindi sempre di più bisogno di creare sinergie professionali al fine di attuare protocolli terapeutici sempre più efficaci e soddisfacenti per l'utente.

LE SCOLIOSI

Per la fascia di età compresa tra i 10 e18 anni l'esame clinico si è focalizzato sul rachide; è infatti con l'inizio della pubertà che la colonna va incontro a variazioni e modifiche strutturali, che spesso possono essere sottovalutate.
Fondamentale è innanzitutto la distinzione tra "scoliosi” e "atteggiamento scoliotico”.
La scoliosi strutturale idiopatica è,per definizione, una condizione patologica in cui il rachide risulta deformato in modo permanente e non è volontariamente riducibile. La deformazione sul piano trasverso, costituita da una rotazione localizzata che dà origine al gibbo, rappresenta l'elemento più dannoso per la morfologia del soggetto e si manifesta in genere tra 10 e 13 anni, in corrispondenza della grande crescita nel periodo puberale. In genere rappresenta oltre l'80% dei casi evolutivi.
Insorge alla soglia dello sviluppo puberale,tende ad arrestarsi in corrispondenza della maturazione ossea e colpisce di preferenza il sesso femminile.
Si tratta probabilmente di unamalattia genetica multifattoriale, che deforma la colonna vertebrale in modo progressivo; la sua incidenza è solo di 3-4 bambini su 100 nelle forme minori.
Atteggiamento scoliotico: i vizi di portamento (più frequenti), cioè atteggiamenti posturali assunti dai bambini che incurvano la colonna vertebrale, sono facilmente e totalmente correggibili e nulla hanno a che vedere con la scoliosi. Si tratta di atteggiamenti viziati dovuti principalmente a mancanza di adeguato movimento o posizioni scorrette mantenute a lungo.
Si parla di atteggiamento scoliotico se la deviazione compare solo quando il soggetto assume alcune posizioni,per esempio in piedi. A parte alcune eccezioni, la deviazione si riduce completamente in posizione distesa o in flessione anteriore(Bending Test). Questa deviazione di tipo funzionale di solito è conseguente ad altre anormalità (cause posturali, compensatorie, disfunzioni osteopatiche fasciali o articolari).
Da quanto riportato in letteratura e confermato anche dagli studi effettuati le alterazioni e asimmetrie del rachide sono molto frequenti nel ragazzo/a nella fase di maggior sviluppo.
Fortunatamente il più delle volte siamo di fronte ad atteggiamenti scoliotici secondari a deficit posturali, problemi stomatognatici, oculistici o semplicemente di "aggiustamenti”del corpo durante l'accrescimento,che si risolvono o spontaneamente o con trattamenti conservativi ben condotti.
Elettivo deve essere il monitoraggio clinico che accompagna il ragazzo fino all'età considerata "non di rischio”,questo per controllare l'evoluzione del rachide anche quando non siamo necessariamente di fronte a segni clinici di scoliosi strutturale.
Saper leggere una postura ci fornisce la capacità di discriminare difetti falsi (funzionali) da difetti veri (organici), indirizzando al meglio le strategie diagnostiche e terapeutiche. È così possibile evitare radiografie inutili o, viceversa,favorire l'intervento precoce da parte dello specialista.

SCOLIOSI E POSTURA

Abbiamo già sottolineato l'importanza delle alterazioni posturali nel mantenimento e nell'insorgenza delle scoliosi paramorfiche.
La postura (meglio: sistema posturale) è la risposta integrata del corpo nelle sue manifestazioni statiche e cinetiche alla forza di gravità. La reazione antigravitaria deve essere: economica, efficiente,confortevole.
Se la reazione antigravitaria è inadeguata si instaura un'alterazione posturale,un alterato equilibrio posturale determina una "catena lesionale”; le strutture osteo-mio-fasciali, attraverso il gioco dei compensi, organizzano una serie di adattamenti che, a seconda dell'origine, partono dal basso verso l'alto o viceversa.Caratteristica della catena lesionale è quella di agire a distanza.Per catena lesionale a partenza dal basso si intende quella che viene definita "catena ascendente”, alterazione che prende origine da una disfunzione dell'appoggio podalico, della zona sacro iliaca e del rachide. La "catena discendente” è una catena lesionale a partenza da una alterazione dell'organo vestibolo-uditivo, visivo o occlusale (apparato stomatognatico).
Più in dettaglio, il sistema stomatognatico comprende le ossa craniche, la mandibola, l'ATM, il complesso muscolo legamentoso flesso-estensorio del collo, l'osso ioide, il sistema linfatico e nervoso del collo e del capo.
Il sistema posturale è fortemente implicato nel mantenimento o aggravamento di un atteggiamento scoliotico.La scoliosi paramorfica può subire un aggravamento durante lo sviluppo puberale.Il dorso curvo giovanile o gli atteggiamenti viziati che caratterizzano la fanciullezza e l'adolescenza sono elementi molto importanti nell'eziopatogenesi dell'atteggiamento scoliotico; se vengono trascurati in un momento di forte spinta evolutiva, la conseguente deformità può assumere proporzioni rilevanti.


IL TRATTAMENTO OSTEOPATICO NELLE SCOLIOSI

La funzionalità osteo-mio-fasciale ed organica e la struttura sono intimamente collegate,la funzione altera la struttura e viceversa,sulla base di queste affermazioni è facile intuire che molti fattori legati alle restrizioni di movimento della struttura osteo- articolare possano determinare o aggravare l'atteggiamento scoliotico.In terapia manuale osteopatica lo studio dell'eterometria degli arti inferiori, l'assetto del bacino,la mobilità di tutti gli elementi del rachide compreso cranio e bacino, lo studio dell'equilibrio, sono elementi fondamentali per la valutazione morfo funzionale.
Un altro aspetto molto rilevante per noi osteopati è la valutazione,soprattutto nel bambino,del sistema craniosacrale: La motilità della massa cerebrale ed il movimento delle membrane di tensione reciproca sono in correlazione con l'equilibrio delle ossa craniche e del sacro, della mandibola e conseguentemente dell'occlusione dentale.
Da questo equilibrio può scaturire una postura più o meno armonica. Il compito dell'Osteopatia cranio-sacrale è quello di ottimizzare l'equilibrio delle ossa craniche e delle membrane di tensione reciproca onde evitare che il trauma della nascita o una posizione intrauterina anomala possano rappresentare una componente di rischio per l'equilibrio rachideo.
Il rapporto fra occlusione dentale e postura,soprattutto in soggetti in accrescimento,è un argomento di grande interesse:alcune disfunzioni occlusali potrebbero essere direttamente implicate nell'insorgenza della scoliosi.

IL DORSO CURVO

Che cos'è
Il dorso curvo (o ipercifosi) è un'accentuazione della curva fisiologica dorsale della colonna vertebrale. Nella forma più grave, oltre al danno estetico, provoca uno schiacciamento anteriore delle vertebre e un danno respiratorio.
E' talvolta localizzato nella parte bassa della colonna e viene chiamato anche "cifosi dorso-lombare”.
A differenza della scoliosi, dà luogo più facilmente a dolori vertebrali in età adulta, in particolare nelle cifosi dorso-lombari.
Cause
Nella maggior parte dei casi è riconducibile a una postura scorretta, spesso di origine familiare, che può essere corretta con facilità durante la crescita. Non è detto che se il papà e il nonno hanno un antiestetico dorso curvo, e di conseguenza spesso mal di schiena e male al collo, anche il figlio lo debba avere: si può migliorare con il passare delle generazioni.
In altri casi, ci può essere un problema di crescita delle vertebre, che si chiama osteocondrosi, od osteocondrite, o morbo di Scheuermann: le vertebre invece di crescere come dei cubetti, diventano dei cunei e questo facilita l'incurvamento in avanti. Cuneizzandosi, la vertebra continua ad essere sempre più schiacciata anteriormente. In questi casi si deve spingere da dietro, aprire lo spazio anteriormente per "dare aria" ai nuclei di accrescimento e consentire una crescita corretta.
Riconoscimento ed evoluzione
Anche il dorso curvo, come la scoliosi, si manifesta con segni particolari, che devono essere valutati con attenzione dal medico specialista, per poter fare una diagnosi corretta.
Per distinguere un dorso curvo (vera malattia) da un atteggiamento cifotico (difetto di postura) è sufficiente far eseguire un'estensione (raddrizzamento) della colonna verso l'alto: se la colonna dorsale è rigida e non si rettilineizza completamente è presente un dorso curvo (vera malattia), se invece si raddrizza è un atteggiamento cifotico (solo difetto di postura).
Anche il dorso curvo, come la scoliosi, è chiamato "dell'adolescenza” perché si aggrava soprattutto nel periodo della crescita, e in modo particolare in corrispondenza della spinta puberale (10-13 anni nelle femmine, 12-15 anni nei maschi), fino al termine della maturazione ossea (1-2 anni dopo il termine della crescita staturale).
In 8 casi su 10 il dorso curvo si aggrava nel sesso maschile.
Trattamento osteopatico
Il riconoscimento fin da bambini di un'attitudine cifotica spinge noi osteopati alla ricerca delle possibili cause che lo hanno generato.
Al termine della valutazione osteopatica è infatti possibile stabilire la causa alla base del problema che può risiedere anche a distanza dalla zona dorsale(cranio,visceri,diaframma,ecc...)
Esiste quindi la possibilità di intervenire sul difetto posturale attraverso un percorso di sedute osteopatiche unite ad una ginnastica opportuna e nei casi più gravi almeno contenere l'evoluzione di questo fenomeno.

IL PIEDE PIATTO

E' un piede caratterizzato dall'appiattimento della volta plantare normalmente formata dalla forma e dal reciproco incastro delle ossa del piede, dalla maturità del tessuto connettivo costituente capsule e legamenti, e dal perfetto funzionamento di una serie di muscoli chiamati cavizzanti. Quando il bambino inizia a camminare, l'immaturita' del tessuto connettivo e lo scarso sviluppo dei muscoli permettono un ampia escursione dei movimenti ammortizzanti del piede, con l'appiattimento della volta ad ogni passo. Questo fenomeno iniziale non e' un fenomeno di insufficienza ma un importante elemento di apprendimento. La volta che si appiattisce permette infatti di toccare o di sfiorare il suolo ad una serie di elementi riflessogeni posti nella pianta del nostro piede, i quali inviano informazioni cosiddette propriocettive ai centri nervosi che a loro volta azionano per via riflessa spinale i muscoli deputati alla creazione e al mantenimento della volta informandoli della quantita' e della forma che ad essa devono conferire. Quando per cause ancora non perfettamente note si verifica un rallentamento o un inceppamento di questi meccanismi, per cui la volta plantare tarda ad assumere la sua forma e dimensione normale o non si forma affatto, ci troviamo allora di fronte ad un piede piatto.
Il cardine di tale deformita' è a livello del retropiede, costituito da due ossa calcagno e astragalo a contatto tra di loro per mezzo di un'articolazione chiamata sottoastragalica.L'immaturita' e la lassita' dei legamenti fanno infatti si che l'astragalo, l'osso che raccorda tutto il piede allo scheletro della gamba, normalmente posto sopra al calcagno, scivoli verso il basso, in avanti e internamente, trascinando con se tutte le ossa ad esso connesse anteriormente, costringendo il calcagno a ruotare. Questo movimento di rotazione interna del retropiede prende nome di pronazione.
La conseguenza clinica e' la classica forma del tallone che risulta deviato verso l'interno, con l'asse della gamba a livello del malleolo tibiale debordante internamente fuori dalla zona di appoggio del piede.
La pronazione del retropiede ha ripercussioni anche sull' avampiede. La caduta dell'astragalo schiaccia infatti la testa del primo metatarso contro il pavimento, facendolo sollevare per reazione con il suolo, provocando una deformazione in extrarotazione di tutto l'avampiede che prende nome di supinazione.La rotazione interna( pronazione) del retropiede e la successiva rotazione esterna (supinazione) dell'avampiede provocano un movimento elicoidale nel piede con la scomparsa della volta e la caratteristica caduta dell'arco longitudinale interno.

A tal proposito l'osteopatia, attraverso l'utilizzo di specifiche manovre e esercizi permette di intervenire direttamente sulla causa che ha generato il problema.

Sia nel caso in cui ci si trovi di fronte ad un "vero” piede piatto strutturato che ad un piede piatto di origine funzionale(intrarotazione dei femori o delle tibie,alterazione della pozione degli iliaci,iperlordosi lombare,ecc….)il lavoro dell'osteopata può essere decisivo nel correggere i difetti posturali che concorrono al prodursi di tale paramorfismo.

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